Polizza sanitaria per il personale scolastico. Ottima iniziativa? Sì, ma, però…
Editoriale a cura di Vittorio Venuti
Non c’è che dire, il ministro Valditara le sa proprio tutte per mantenere l’attenzione sulla scuola e sul personale che ne dipende, anche intercettando aree d’intervento molto interessanti come anche di difficile approccio. In particolare, ci riferiamo alla polizza sanitaria gratuita per tutto il personale scolastico, ivi compreso anche il personale precario. Operazione possibile grazie ad una pregevole raccolta di fondi, in gran parte risorse del tutto nuove individuate da scelte di bilancio dell’attuale Governo, e poi anche da economie di bilancio del Ministero. Non è cosa da poco. L’intenzione appare nobile, considerato che gli stipendi del personale sono alquanto poverelli, a fronte del lavoro che svolgono, universalmente riconosciuto come tra i più difficili e faticosi in assoluto.
La polizza sanitaria gratuita progettata dal ministro popone una soluzione che vorrebbe rispondere alla sentita esigenza delle persone di sentirsi “coperti”, in qualche modo riscontrando la loro precaria condizione economica, ma… questo non è bastato a frenare le polemiche e le critiche che la polizza ha comunque generato da parte delle organizzazioni sindacali di base e del personale scolastico stesso, a fronte dell’accoglienza possibilista di una parte degli operatori della scuola,
In primo luogo si fa presente che l’iniziativa sottrae fondi pubblici che, invece, si sarebbe apprezzato fossero stati dirottati sul sistema scolastico pubblico, che ha certamente più nodi strutturali da sciogliere. Inoltre, si denuncia che, vincolati sulla polizza, si incentiva la privatizzazione della sanità, anziché migliorare la sanità pubblica accessibile a tutti e decisamente in forte affanno: un incentivo politico che suona come un ulteriore attacco al sistema sanitario nazionale, proprio mentre dilagano le iniziative private.
Comunque, si capirà qualcosa di più quando il sistema sanitario proposto entrerà in funzione. Intanto, merita voce anche chi afferma che al posto della polizza privata avrebbe preferito più soldi nel cedolino assumendo in proprio la decisione di scegliere dove andare a curarsi.
Gli articoli di questo numero:
Tullio Faia propone alla lettura un contributo incentrato su “Il Dirigente Scolastico tra leadership e management”, una situazione che l’autonomia scolastica ha determinato con il passaggio da un sistema di istruzione centralizzato e burocratico/verticistico a un modello policentrico, basato su flessibilità, responsabilità governance e aderenza alle esigenze/istanze del territorio. Alla luce dell’articolo 25 del D.L.gs 30 marzo 2001 n. 165, si definisce e si legittimano sia le funzioni di management (gestione amministrativa e organizzativa) sia quelle di leadership (guida educativa e coordinamento) del dirigente scolastico, delineando un profilo professionale complesso e multidimensionale.
Linda Smurra si sofferma su “Smart working e organi collegiali a distanza” rilevando che il lavoro a distanza nella scuola non è una semplice concessione individuale, ma una scelta organizzativa che richiede processi remotizzabili, relazioni sindacali, accordi scritti, sicurezza, protezione dei dati e verifica dei risultati. A seguito della pandemia, la scuola italiana sta viepiù superando l’idea che la prestazione lavorativa coincida sempre e necessariamente con la presenza fisica nello stesso luogo, al punto che il lavoro a distanza è entrato nella contrattazione ordinaria. Più che non stabilire chi possa lavorare da casa, al dirigente scolastico toccherà di individuare quali attività possano essere svolte altrove senza ridurre qualità, tempestività, accessibilità e continuità del servizio. In breve: Una scuola che cambia il luogo del lavoro deve prima cambiare l’organizzazione.
Franco Calcagno in “La valutazione del rischio da calore negli ambienti scolastici” si ispira ai disagi provocati dalla torrida estate appena trascorsa al punto da prendere in considerazione lo slittamento dell’avvio dell’anno scolastico in conseguenza dell’aumento della frequenza delle ondate di calore. La tutela della salute rispetto a tale rischio costituisce oggi uno degli aspetti più rilevanti della prevenzione nei luoghi di lavoro, sia all’esterno sia all’interno degli edifici scolastici. La valutazione del rischio che ne deriva deve pertanto essere aggiornata ogni qualvolta intervengano modifiche delle condizioni climatiche, delle attività lavorative o dell'organizzazione del lavoro.
Ada Maurizio ci aggiorna su “I dati INDIRE sul sistema dell’istruzione degli adulti”, le cui ultime rilevazioni del 2017 e del 2018 hanno riguardato il 75% dei CPIA per un totale di 163,734 iscritti. Negli anni successivi, l'attenzione istituzionale sull'apprendimento permanente è cresciuta a livello nazionale ed europeo anche per le diverse transizioni che ci stanno attraversando (demografica, economica, digitale, ecologica) e che chiamano in causa proprio i canali di istruzione dedicati alla popolazione adulta. Per la trattazione approfondita dell’argomento si è ricorso ad una intervista con Ciro D’Ambrosio, ricercatore e conduttore del monitoraggio per INDIRE.
Francesco Nuzzaci presenta una situazione occorsa a Matera e che ha interessato il giudice del lavoro: “Una decisione di condotta antisindacale del dirigente scolastico davvero singolare (o quasi)”. Con decreto n. 524 del 16 luglio 2026 il giudice ha condannato una dirigente scolastica per condotta antisindacale avendo pubblicato un contratto integrativo privo della firma della maggioranza dei componenti (la RSU) subito dopo l’avvenuta positiva verifica dei revisori dei conti.
Pasquale Annese richiama la nostra attenzione su “Motivazione e procedura nell’affidamento diretto dell’incarico RSPP”, all’insegna di due questioni che si accompagnano all’affidamento dell’incarico ad ogni inizio di anno scolastico: se l’incarico di RSPP possa configurarsi come incarico di natura fiduciaria intuitu personae; e come procedere nell'affidamento definendone in maniera più puntuale i contorni operativi attraverso un’interpretazione non meramente letterale, ma sistematica, del corposo impianto normativo e giurisprudenziale esistente. A corredo dell’argomento vengono proposti due schemi di determina per le ipotesi presentate in articolo.
Antonietta Di Martino pone all’attenzione “Euristiche e bias cognitivi. Cosa sono e come influenzano le nostre decisioni” proponendosi di illustrarne le caratteristiche con l’aiuto dei principali contributi della ricerca edi evidenziare come questi meccanismi incidano sulle scelte individuali quotidiane e sui processi decisionali nei luoghi di lavoro e nelle organizzazioni. Un contributo straordinario di psicologia che favorirà numerosi spunti di riflessione sulle strategie mentali che vengono utilizzate nelle diverse situazioni e sugli effetti che ne derivano.
Mario Di Mauro, con il consueto interrogativo, ci trascina a chiederci “Cosa e in che modo apprendono i più piccoli in una Europa ancora alla ricerca di se stessi?” Il contributo ci induce a riflettere, per quanto possibile, su quelle straordinarie qualità che un bimbo ancora neonato già manifesta nel riconoscersi capace di usare uno o più linguaggi per comunicare con gli altri. Già a 3 mesi di età un neonato è in grado non solo di costruire parole emozionate se utili ma anche di acquisire le complesse dipendenze tra le stesse sillabe in un linguaggio parlato.
Vittorio Venuti mette al centro “La comunicazione tra Insegnamento e Apprendimento”, ovvero non ci possono essere né l’uno né l’altro senza che tra di essi non si intercali la comunicazione che, in ogni caso, dovrebbe essere di tipo dialogico. In effetti, il dialogo si prefigura essere la struttura portante da porre tra docente e discente. Il primo obiettivo che un insegnante deve porsi è di conoscere gli allievi che gli sono stati affidati, uno per uno, seguendo un approccio che gli consenta di focalizzare l’attenzione sulle peculiarità di ciascuno senza procedere a valutazioni affrettate.
Tullio Faia, per I Casi della Scuola, tratta di una questione delicata quanto ricorrente: “La riduzione oraria per alunni con disabilità” soffermandosi sulla modalità di richiesta e sulla formalizzazione nel PEI. È fondamentale affrontare la questione partendo da un presupposto chiaro: il diritto allo studio di alunni e alunne con disabilità è pieno e non comprimibile, salvo casi eccezionali e debitamente motivati.
Stefano Callà, per La Scuola nella giurisprudenza, ci informa che “I precedenti disciplinari rilevano anche in assenza di espressa contestazione recidiva”. È sufficiente che il datore di lavoro richiami l'esistenza di precedenti disciplinari, anche senza contestare specificamente la recidiva, perché la contestazione sia correttamente formulata anche ai fini della valutazione della recidiva stessa.
Valentino Donà, per Sportello Sicurezza, si sofferma sulla nuova iniziativa del Ministero dell'Istruzione che riguarda "La polizza sanitaria integrativa destinata a docenti, educatori, ATA e Dirigenti Scolastici". L'articolo analizza i costi, i limiti operativi , le modalità di finanziamento statale, prestazioni incluse e differenze rispetto alle tutele infortuni. È importante chiarire fin da subito che la copertura collettiva non si sostituisce in alcun modo alle prestazioni garantite dal Servizio Sanitario Nazionale, configurandosi invece come un supporto complementare volto a facilitare l'accesso a cure e servizi diagnostici o specialistici.